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Presentato il rapporto 2006 sui problemi alcol correlati FVG

27 aprile 2007

Il Friuli Venezia Giulia è una regione caratterizzata da differenze storiche, culturali e sociali e tali diversità si riscontrano pure nei problemi alcolcorrelati e si traducono in modi diversi di concepire i rapporti con le istituzioni e i servizi, di vivere il tempo libero e il divertimento e consistono inoltre in stili di consumo talora diversi gli uni dagli altri. Ma un comune denominatore esiste: esso riguarda la gravità dei problemi alcolcorrelati e la presenza costante in tutto il territorio, con percentuali elevate per quanto attiene ai consumi e ai conseguenti problemi. 

 

Si presenta così la situazione relativa al consumo di alcol nel Friuli Venezia Giulia, 'fotografata' dal 'Rapporto sui problemi alcolcorrelati nella regione, 2001-2004', presentato oggi a Udine alla presenza dell'assessore regionale alla Salute e protezione sociale, degli operatori del Gruppo di Lavoro che l'ha redatto, degli esperti del settore. Con il Rapporto è stata presentata anche la campagna di prevenzione alcologica 'Non rischiare, guida sicuro', che prevede la distribuzione nei luoghi di ritrovo giovanili di 15 mila alcoltest monouso per favorire la presa di coscienza di un fenomeno - il bere - molto grave. 

 

Il rapporto costituisce la base indispensabile per gli operatori della sanità e del sociale e per tutti coloro che - per compiti istituzionali o responsabilità educativa - si trovano a contatto con i problemi legati all'uso di alcol. Risulta che nel quadriennio considerato sono state oltre 13 mila le persone in cura nei Sert della regione e oltre 24 mila le degenze ospedaliere per problemi correlati all'alcol. 

 

Ma il Friuli Venezia Giulia non è certo all'anno zero come attenzione al fenomeno: risalgono al 1979 i primi programmi per il controllo dei problemi alcolcorrelati (prima di allora, buona parte degli alcolisti veniva ricoverata in ospedali psichiatrici, mentre un 30 per cento dei ricoveri ospedalieri riguardava patologie alcolcorrelate). 

 

Risalgono ad allora i primi corsi specifici, l'attività di gruppi alcolisti anonimi, club alcolisti in trattamento e altre associazioni, l'azione svolta da un esperto come il prof. Vladimir Hudolin: si può insomma affermare che l'alcologia italiana è nata in Friuli Venezia Giulia. Da allora a oggi molta strada è stata fatta e oggi la Regione - che per la sua azione ha avuto il compito di coordinare il gruppo di lavoro delle Regioni italiane sui temi dell'alcol - intende sviluppare azioni di politica sanitaria e interventi puntuali per ridurre la mortalità e la morbilità alcolcorrelate. 

 

L'OMS pone i problemi alcolcorrelati al quinto posto per anni di vita e di lavoro perduti e come prima causa di morte dei giovani a livello europeo. Essendo morti e disabilità evitabili, è necessario - secondo l'assessore - sviluppare sistemi di cura e di riabilitazione e ancor di più adeguati programmi di protezione e di promozione della salute e di correzione dei comportamenti a rischio. L'importante è l'impegno, la collaborazione, la sinergia tra tutti i soggetti interessati, che devono costituire una 'rete' di servizi. 

 

Una 'rete' che oggi va rivista e riorganizzata, mentre andranno allocate nuove risorse nella logica intelligente e flessibile che contraddistingue i servizi alcologici. La stessa costituzione di un Gruppo di coordinamento regionale - cui si deve il Rapporto - si pone come inizio di un percorso di riflessione e di revisione della rete alcologica regionale. Accanto a ciò vi è quanto previsto dal Piano regionale della riabilitazione (per il mantenimento e lo sviluppo dell'offerta alcologica residenziale) e dal progetto obiettivo dipendenze in fase di approvazione. 

 

Il Rapporto esamina e presenta l'analisi dei consumi di alcol; affronta i temi relativi all'organizzazione territoriale dei servizi di algologia; mette in evidenza il ruolo svolto da associazioni di volontariato e cooperazione sociale; analizza la prevalenza e l'incidenza delle patologie alcolcorrelate nei ricoveri ospedalieri; tratta la mortalità per patologie alcolcorrelate e per incidenti stradali. 

 

Negli ultimi anni, e tuttora, si assiste a un aumento dei consumi di alcol, specie tra giovani e donne; ciò che muta sono le preferenze: meno vino e più birra, più superalcolici e bibite alcoliche di gusto fruttato. Il tradizionale 'bere sociale' (stare in compagnia) si sta trasformando, specie tra i giovani, nel 'bere per sballare'. Circa le 'stragi del sabato sera', esser riguardano sia giovani che adulti e hanno un alto costo umano e sociale. 

 

La mortalità per patologie alcolcorrelate nel periodo 2001-2004 ammonta a 5964 persone; la mortalità per incidenti stradali fa ammontare le vittime - nel 2004 - in tutta la regione a 358 in 6488 incidenti. Da ciò appare evidente l'esigenza di un'attenzione costante al fenomeno e l'inserimento dell''educazione stradale' nei programmi scolastici. Purché tale scelta didattica, oltre alla correttezza dei dati, trovi il coinvolgimento dei giovani a cui è rivolta.

Aggiornata il 16 maggio 2013