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Stop alla fusione delle tre aziende sanitarie

CONGELATO ANCHE IL TRASFERIMENTO DEI BENI IMMOBILI ALLA REGIONE E ANNUNCIATA LA RIFORMA DELL’AGENZIA DELLA SANITÀ. E AI DIRETTORI ASSICURA CONTINUITÀ E AUGURA BUON LAVORO

7 maggio 2008

Le Aziende per i servizi sanitari, in Friuli, continueranno a essere tre. E tutte, compresa anche l’Azienda ospedaliero-universitaria, manterranno intatto il proprio patrimonio immobiliare. Nella frenetica attesa di vedere il nuovo ospedale di Udine finalmente realizzato. Al suo debutto nelle vesti di assessore regionale alla Salute, è così che Vladimiro Kosic vede il futuro della sanità friulana.

 

Un quadro, il suo, ispirato alla “conservazione” dell’attuale assetto aziendale piuttosto che ai grandi cambiamenti progettati dall’allora presidente Illy e dalla sua Giunta. Niente più taglio delle Ass, dunque, e neppure trasferimenti di beni immobili in un Fondo che la precedente amministrazione avrebbe voluto affidare alla Società gestione e risparmi di Friulia.

Le Ass salve. Su entrambi i punti, il neo-assessore non ha dubbi. «Da tecnico quale sono – afferma Kosic dall’aula del Consiglio regionale, dove ieri si è svolta la prima seduta della nuova legislatura – non vedo l’urgenza di procedere all’unificazione delle Aziende sanitarie. Perchè farlo? Per semplificare questioni complesse e tentare così di ridurre ciò che non è riducibile? Credo che la soluzione non vada cercata nei tagli – continua –, visto peraltro che si tratta di realtà che garantiscono risposte a misura dei cittadini, ma in un migliore governo del sistema nel suo insieme. Anche, questo sì, passando attraverso processi di comune confronto».

Il Fondo abortito. Del suo predecessore Beltrame, il nuovo assessore è intenzionato a scardinare anche un altro grosso progetto: quello che avrebbe visto tutti i beni immobili appartenenti all’Azienda unica e all’Ass 4 (un patrimonio valutato in oltre 360 milioni di euro, più i 260 del nuovo ospedale) passare nelle mani della Regione, ossia di quel Fondo immobiliare per gli investimenti nella sanità che avrebbe incamerato anche gli introiti derivanti dai canoni d’affitto versati da ciascuna Azienda per l’utilizzo delle sue ormai ex-strutture. Anche in questo caso, il commento di Kosic suona categorico: «Siamo assolutamente convinti – ha detto – che il Fondo immobiliare non sia necessario».

Agenzia a rischio. Se di qualcosa si dovrà fare a meno, nel nome della razionalizzazione, la “mannaia” del centro-destra sceglierà di calare sull’Agenzia regionale della sanità, la struttura attualmente diretta da Lionello Barbina. «Non sarà eliminata – spiega Kosic –, bensì riformata. Ma per farlo, servirà del tempo. D’altra parte, non credo che sia un problema così preoccupante come quello rappresentato, per esempio, dalla ferriera di Servola».

Il valzer dei direttori. Che lo si chiami spoils system oppure no, il sospetto che la nuova Giunta si prepari a inserire i propri uomini anche nell’apparato sanitario ha già cominciato a fare tremare più di qualche poltrona. Per conto suo, però, l’assessore preferisce tranquillizzare gli animi e parlare di «scadenze naturali dei contratti». Soltanto allora, «alla luce di quanto e di come del mandato affidato a ciascun direttore generale sarà stato fatto – aggiunge – valuteremo se rinnovare o meno l’incarico». Fino ad allora, sia al dg del “Santa Maria”, Carlo Favaretti, il più “fresco” di nomina, sia ai colleghi delle tre Ass, Paolo Basaglia, Piero Pullini e Roberto Ferri, Kosic ha voluto rivolgere un incoraggiante «buon lavoro».

Tempi brevi per l’ospedale. Ai friulani, invece, l’assessore manda un messaggio di fiducia per quel che riguarda il tanto a lungo atteso nuovo ospedale. «Il polo udinese – dice – è uno dei due cardini in regione e molto ci attendiamo dalla realizzazione del nuovo ospedale. Ma bisogna fare in fretta, nell’interesse di tutti».

di LUANA DE FRANCISCO

Il Messaggero Veneto

Aggiornata il 16 maggio 2013