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Medici & odontoiatri sempre in aumento

9 aprile 2006

 

Un fiume in piena, inarrestabile. Ben 25 mila dottori in più in soli tre anni: con i medici che crescono del 4,5% rispetto al 2003, le province di Udine e Agrigento (+11,5%) in testa; e i dentisti che volano a +24%, con punte massime a Genova (+79,9%) e in genere in Sicilia. E raggiungono rispettivamente quota 354mila e 50mila.

Un exploit che riduce sempre più il rapporto medico/paziente: in tre anni i medici ne perdono sei (1 medico ogni 165 italiani), i dentisti ben 257 a testa (1.125 assistiti a testa). Aumento che conferma anche la classifica Ocse in cui l’Italia rispetto a una media di 2,9 dottori ogni mille abitanti nel 2003, ne registra ben 4,1, superata solo dalla Grecia a quota 4,4. Anche se le eccezioni non mancano.

A Lodi, a esempio, gli abitanti per dottore sono 290: un vero record per l’Italia, che in media ne registra 125 in meno ciascuno. E’ un vero boom quello dei dottori d’Italia, in cui le ¨ quote rosa¨ non fanno eccezione: le donne medico sono l’1% in più dal 2004. Ma raramente occupano i posti di vertice.

 

L’ultima rilevazione della FnomCeO, la Federazione degli Ordini di medici e odontoiatri, parla chiaro. E giudica «allarmante» la crescita di iscritti che dal 1985 a oggi è stata del 50%, con 75 pazienti ¨ persi¨ per ogni medico dagli anni Ottanta al 2006. Troveranno mai lavoro le nuove leve?

 

L’identikit. Dei 354mila medici, 118mila sono dipendenti da Asl e ospedali pubblici, 90mila convenzionati (medici di medicina generale, specialisti delle Asl, guardie mediche ecc.) e 15-20mila lavorano nella Sanità privata. Poi ce ne sono circa 90mila pensionati. Il resto (35mila circa) se la cava con la libera professione e, spesso, si tratta di medici “sottoccupati”.

 

Per gli odontoiatri, invece la suddivisione è immediata: dei 50mila iscritti agli Ordini oltre il 90% lavora nel privato e si e no un paio di centinaia sono dipendenti di Asl e ospedali.

 

Il trend. In vent’anni, dal 1985, i medici d’Italia sono cresciuti di 119mila unità: +10,55% rispetto al 2000, +14,25% sul 1997, +30,65% sul 1991 (anno di istituzione dell’Albo degli odontoiatri). E poi un secco +50,46% dal 1985, dentisti esclusi. Un trend senza freni. E senza distinzioni geografiche. A Bolzano nel 2006 ogni medico ha 19 pazienti in meno del 2003 e a Enna ogni odontoiatra 1.105 in meno. Con tutti i problemi di occupazione che derivano dalla storica ¨ pletora¨ medica.

 

«Non siamo certo sottodimensionati — spiega Amedeo Bianco, neo presidente FnomCeo — ma le cifre nude e crude non corrispondono alla realtà. Dei 360mila medici, tanti sono odontoiatri (con doppia iscrizione), mentre dei restanti gli attivi non superano il 65-70 per cento. Gli altri sono pensionati, che tengono l’iscrizione per poter prescrivere. Altrimenti non ci spiegheremmo, perché tanti medici di famiglia non riescono a trovare un sostituto».

 

Più drastico Giuseppe Renzo, presidente degli odontoiatri, che lancia la provocazione di chiudere almeno il 50% dei corsi di laurea in odontoiatria. «L’exploit si spiega con le sanatorie che hanno consentito l’accesso ai corsi a migliaia di iscritti, malgrado il numero chiuso. E con l’abolizione, nel 2005, della pratica dell’annotazione. Fino al 2005 i laureati in medicina ante 1980 potevano esercitare l’odontoiatria restando iscritti all’Albo dei medici e, appunto, ¨ annotandosi¨ semplicemente in quello degli odontoiatri. L’abolizione di questa pratica ha fatto emergere il sommerso».

 

Chi cresce di più. Per i medici, gli aumenti maggiori rispetto al 2003 sono in Friuli (+6,6%), Sardegna (+6,5%) e Trentino Alto Adige (+6,3%). Queste sono anche le Regioni in cui perdono più assistibili: 12 ciascuno in Friuli e Trentino e 9 in Sardegna e Basilicata. Tra gli odontoiatri, chi perde più pazienti sono i siciliani (-492 ciascuno) e i liguri (-429). A marzo chi aveva meno assititi erano Bologna e Roma (109).

 

Valanga rosa, senza potere. A dicembre 2005 (ultimo dato disponibile) le donne medico iscritte all’Albo erano 119.068, il 33,9% del totale, contro il 33% dell’anno precedente (4.465 in più). Una media di 491 per abitante, presenti soprattutto in Sardegna (44,6%) e meno in Campania (26,3%.

In assoluto, ce ne sono di più nel Nord Ovest (36,9%) e meno al Sud (28,4%). Un trend anche in questo caso crescente, passato dal 9% del 1964 al 28% del 1998, al 31% del 2002. Stabili le donne odontoiatra, che restano tra il 2004 e 2005 al 22,1% (11.271); sono presenti soprattutto nelle Isole (24,2% col primato ancora della Sardegna al 27,8%) e di meno al Sud (18,6%). La Regione dove ce ne sono di meno è la Valle d’Aosta, ferma al 13,2 per cento.

 

Ma quanto contano le donne medico? Solo una è stata eletta (a Gorizia) presidente di Ordine. E non parliamo di primariato o di direzioni sanitarie. Ci vorrebbe il lanternino.

 

di Paolo Del Bufalo e Barbara Gobbi (da Il Sole-24Ore)

 

 

 

 

 

 

Aggiornata il 16 maggio 2013