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Come cambia la Salute sul territorio, confronto, a Mestre, tra Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna.

REDAZIONE

17 aprile 2015

La Salute si confronta, nel territorio e tra territori, è stato questo il tema dell'interessante seminario organizzato a Mestre, dalla SPI CGIL Veneto, nell'ambito della campagna nazionale della SPI CGIL "Salviamo la Salute" al quale è intervenuto anche il presidente regionale di Federsanità ANCI FVG, Giuseppe Napoli.
· Come cambia il nostro territorio? I bisogni dei nostri cittadini?

Come si sta riorganizzando la nostra sanità? Ma esiste un modello migliore ?

Sono state queste le domande chiave sulle quali hanno portato il loro contributo : Barbara Schiavon, direzione generale sanità e politiche sociali Regione Emilia Romagna, Cristina Beltramello, direttore Distretto ULSS 8 TV e Giuseppe Napoli, presidente Federsanità ANCI FVG, insieme agli esperti del territorio e delle sue trasformazioni: Ivan Pedretti, segreteria nazionale SPI, Bruno Pizzica, segretario generale SPI Emilia Romagna, Ezio Medeot, segretario generale SPI del FVG, Rita Turati, segretaria generale SPI del Veneto e Davide Conte, economista.

Al centro dei lavori dell'intensa giornata seminariale c'è stata la proposta di lavoro (un nuovo paradigma?) che ha caratterizzato puntualmente sintetizzata da Rita Turati.

Le tre Regioni si sono dotate di uno strumento di programmazione, un Piano Socio Sanitario Regionale, pensato in momenti diversi, ma con un obiettivo comune: riorganizzare il sistema per renderlo sostenibile oltre che economicamente anche socialmente. Sono invece diversi i modelli organizzativi, di governance istituzionale e di finanziamento scelti. E sono diverse le scelte realizzate su questioni particolarmente importanti : cure primarie-strutture, intermedie-non autosufficienza con un focus sul sistema di concertazione e di partecipazione. Proprio su questi temi si è focalizzata il nostro seminario.

Cure primarie-struttura, intermedie-non autosufficienza, concertazione: perché partire da questi temi?
Un primo motivo: i promotori dell'iniziativa ritengono che lo sviluppo delle cure primarie sia un nodo non risolto del nostro sistema sanitario. Non a caso è inserito nel Patto per la salute, siglato l’anno scorso, come punto centrale da cui partire per riorganizzare il Servizio Sanitario Nazionale. È il settore che più di altri stenta a riorganizzarsi e su cui esistono le differenze più macroscopiche tra i territori. Accessibilità – integrazione – persona – comunità, che, come sappiamo va oltre la dimensione del territorio, rappresentano le parole chiave per la sua riorganizzazione. Come ci si sta muovendo, quali le difficoltà, quali i risultati,
Un secondo motivo è il seguente : si ritiene che una vera riorganizzazione non possa prescindere da un processo partecipativo in grado di rendere tutti i soggetti che vivono, lavorano in quella comunità, partecipi e protagonisti del cambiamento.
Terzo motivo: l‘urgenza di una riflessione sulla sanità e sui bisogni di salute deriva certo dalla lettura dei dati economici ma anche dai dati del contesto sociale. Parlare di salute, quindi, significa anche parlare di dati anagrafici, indicatori sociali, sanitari, di dimensione politica.
A queste motivazione si aggiunge anche una ulteriore elemento di sintesi. Per quanto i dati contabili confermino che il nostro sistema sanitario pubblico nazionale e regionale, siano sostenibili occorre porre molta attenzione al fatto che i tagli rischiano di ridurre le tutele e costringere i cittadini a ricorrere al mercato privato senza possibilità di scelta.

La Salute al centro dei bisogni dei cittadini e al centro delle trasformazioni sociali.
La salute è una risorsa sociale riproducibile, non è infinita e non è scontata, come testimonia Grecia, è riproducibile attraverso politiche sociali, economiche, ambientali, sanitarie, culturali. La sua tutela dipende dunque dalla qualità dell’intervento pubblico, da come i soldi vengono spesi o sprecati, buttati via, da quanto è presente la corruzione e l’illegalità, appalti gonfiati da costi impropri. La questione della sostenibilità finanziaria e sociale è intrecciata dunque con quella morale e con le scelte di politica economica, sociale e di governo del territorio.
Dalla lettura di quanto sta avvenendo emerge un forte bisogno di cambiamento, di riorganizzazione del sistema dei servizi.
Mettere fine al “Definanziamento” dei fondi nazionali e dare certezza alle risorse sanitarie e dimensione a quelle sociali, in modo da consentire una vera programmazione e togliere qualsiasi alibi. Togliere il blocco dei contratti e del tourn over, mettere fine alla carenza cronica di personale e all’aumento del precariato, per rimotivare gli operatori e ridare qualità ai servizi.

Una proposta di lavoro: una sanità nel territorio
Riorganizzare e riallocare (e non tagliare) le risorse con attenzione a come cambia la camunità. Da questa affermazione deriva una importante linea di azione e di intervento per lo SPI-CGIL del Veneto: l’esigenza di implementare una riflessione su un nuovo paradigma della sanità e del sistema socio sanitario assistenziale più vicina al territorio e messa in grado di ascoltare le istanze, i bisogni che salgono dai cittadini, dal lavoro e dalle loro rappresentanze.

La direzione per l’innovazione della sanità può essere così sintetizzata: "le riforme politiche da sole, le riforme economiche da sole, le riforme educative da sole, [le riforme sportive], le riforme della vita da sole sono state, sono e saranno condannate all'insufficienza e al fallimento.

Ciascuna riforma può progredire solo se progrediscono anche le altre." (Edgar Morin)

Programma
 

Aggiornata il 17 aprile 2015

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