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Ssn promosso, ma non al sud

Doctornews

14 gennaio 2009

Gli italiani confermano la loro fiducia al Servizio sanitario nazionale, promosso dal 54% dei cittadini ma con forti differenze in base alla zona di residenza. I dati citano numeri molto variabili: Il gradimento tocca punte del 66% al Nord e 'precipita' di 20 punti percentuali nelle regioni del Centro (46%) e ancor di più al Sud (41%). E se il giudizio riguarda la sanità regionale, nel meridione sono oltre 7 cittadini su 10 (77%) a dichiararsi insoddisfatti: una vera voragine rispetto al settentrione dove, al contrario, il 74% è invece soddisfatto. La sanità pubblica, comunque, continua a essere preferita a quella privata che, invece, piace solo a 3 concittadini su dieci. Sono questi i risultati principali dell'indagine 'Gli italiani e il Ssn', promossa dall'Anaao Assomed, realizzata dalla Swg di Trieste su un campione rappresentativo della popolazione italiana con più di 25 anni d'età e illustrata ieri mattina a Roma.   Secondo i dati presentati dai medici ospedalieri, la fiducia sembra crescere con l'età, passando dal 42% di chi ha meno di 35 anni al 60% di chi ne ha più di 55. Una differenza legata, probabilmente, al maggiore utilizzo dei servizi sanitari da parte dei più anziani. L'età influisce anche sul giudizio dei singoli servizi. Gli over 55, infatti, sono più soddisfatti della media per quanto riguarda l'assistenza medica di base (76% contro un dato medio del 67%), i ricoveri e l'assistenza ospedaliera (59% contro il 53%). E sono molto più contenti della qualità delle strutture ospedaliere di quanto non lo siano gli under 35enni (53% contro 29%).   In media circa la metà degli intervistati, inoltre, giudica positivamente la sanità della propria Regione e il servizio ospedaliero della propria città. Ma i dati evidenziano ancora una volta il disagio dei cittadini del meridione. Si passa, infatti, da una valutazione positiva del 74% dei residenti nel Nord ad appena il 23% di chi sta al Sud, con ben il 77% di insoddisfatti. Diffusa insoddisfazione anche dei cittadini del Centro (41% i 'soddisfatti') e, secondo i ricercatori, " c'è da ritenere che le vicende della 'sanitopoli abruzzese' e quelle sanità laziale influiscano pesantemente sulle valutazioni dei cittadini". Per quanto riguarda il costo delle prestazioni, 6 intervistati su 10 ritengono inadeguato ciò che offre loro il servizio sanitario rispetto a quanto pagano. Sul dato medio, pesano le risposte dei cittadini del Sud che segnalano, ancora una volta, il loro malcontento: la 'distanza' tra costi e prestazioni è valutata come inadeguata da 7 intervistati su 10. Anche al Nord, in questo caso, la quota di quanti considerano adeguati i costi sostenuti per la sanità pubblica risulta inferiore al 50%. In ogni caso la fiducia dei cittadini nelle strutture pubbliche appare di gran lunga maggiore - 70% pro pubblico, a fronte del 30% pro privato - che per quelle private. Ed è opinione diffusa che i medici presenti negli ospedali pubblici siano preparati, e spesso lo siano di più rispetto a quelli che operano nelle cliniche private.

Bene le cure, male vitto e igiene

I pazienti italiani apprezzano i medici e il personale ospedaliero, promossi dal 70% dei cittadini che sono stati assistiti personalmente o hanno avuto familiari ricoverati. Gradimento alto soprattutto al Nord (80%) ma anche al Centro (63%) e al Sud (60%). Giudizio positivo anche sulla qualità delle cure e delle prestazioni offerte da queste strutture sanitarie, giudicata soddisfacente dal 72% degli intervistati. Con le solite differenze tra Nord (82%), Centro (68%) e Sud (57%). Meno graditi invece il vitto, l'organizzazione, il comfort, l'igiene e l'informazione, seppure le percentuali di cittadini soddisfatti non scende mai al di sotto del 50%. Più penalizzati, anche in questo caso gli ospedali meridionali con giudizi negativi superiori alla media. Sono alcuni dati dell'indagine promossa dal sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed, 'Gli italiani e il Ssn', realizzata dalla Swg di Trieste su un campione rappresentativo della popolazione italiana di età superiore ai 25 anni. La ricerca è stata illustrata ieri mattina a Roma. L'ospedale pubblico resta, secondo i dati, il punto di riferimento per gli assistiti che lo hanno utilizzato. Ma è un pilastro dell'assistenza anche per tutti gli altri cittadini: tra i servizi socio-sanitari a cui, secondo il campione, il Governo dovrebbe prestare più attenzione si collocano ai primi posti, con la stessa percentuale, l'assistenza agli anziani, le cure domiciliari e l'assistenza ospedaliera. Per quanto riguarda poi la soddisfazione dei cittadini per i singoli servizi del Ssn, si registrano, in media, buone percentuali di gradimento per l'assistenza medica di base su tutto il territorio nazionale (67%). Alto ovunque, invece, il livello di insoddisfazione (88%) per le liste d'attesa. Strutture, ricoveri e assistenza ospedaliera - se si considera il campione generale - soddisfano in media il 53% degli italiani, con un divario enorme tra Nord (69%) e Sud (33%). Anche per il pronto soccorso, gradito in media dal 46% dei cittadini, emerge una differenza di più di 20 punti percentuali fra i più soddisfatti cittadini settentrionali e i più scontenti meridionali.

Rendere più umane le cure

I medici italiani sono bravi e competenti, lo riconoscono anche i pazienti. Ma ci sono ancora passi avanti da fare per migliorare la loro capacità di comunicare con i pazienti e, in generale, per umanizzare l'assistenza offerta dal Servizio sanitario nazionale, con una maggiore formazione di tutto il personale e più attenzione alle strutture. Un percorso complesso, che sta a cuore al ministero del Welfare, ma che richiede la collaborazione di tutti, associazioni di categoria compresa. E' il parere, in sintesi, del sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio che ha commentato, ieri a Roma, alcuni dati dell'ampia indagine dell'Anaao Assomed sugli italiani e il Ssn. Dai risultati della ricerca, che confermano la fiducia dei cittadini nel sistema pubblico ma anche una forte spaccatura tra Nord e Sud del Paese, emerge un buon giudizio complessivo nei confronti dei medici, considerati competenti. " Quello che manca un po' - dice Fazio - e che i pazienti chiedono, è l'umanizzazione, la possibilità di occuparsi degli ammalati, di dedicare loro del tempo. Questa è una cosa su cui dobbiamo lavorare". E su questo terreno il sottosegretario chiede la collaborazione anche del sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed, perché non " ci può essere umanizzazione delle cure senza la formazione del personale", ha detto Fazio. Dal canto suo Carlo Lusenti, segretario nazionale Anaao, ha sottolineato la necessità di un intervento complessivo, che parta dai piani di studio universitari " nei quali oggi - spiega - non c'è attenzione a questo argomento. Bisogna essere formati alla comunicazione con il paziente, mentre gli atenei tendono a formare solo super tecnici". Fazio ha infine sottolineato che il ministero sta lavorando anche sul fronte del miglioramento delle strutture dal punto di vista architettonico, perché siano più accoglienti e a misura d'uomo: una commissione ad hoc è a lavoro. " Sono stati già preparati alcuni modelli - ha spiegato - che saranno d'aiuto, per il momento, alle Regioni sottoposte a piani di rientro, per la riorganizzazione degli spazi nelle diverse strutture". E Fazio ha ricordato, in particolare, il lavoro di ristrutturazione avviato all'ospedale San Giacomo di Roma dove " sarà realizzato un poliambulatorio moderno, funzionale anche dal punto di vista architettonico, gestito da medici del territorio".

Continua il percorso dei nuovi LEA

Riparte il percorso per il varo definitivo dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), le prestazioni sanitarie su cui era già stato raggiunto un accordo tra Governo e Regioni nella sede dell'ex ministero della Salute lo scorso settembre. " I Lea saranno inseriti nel patto della salute tra Governo e Regioni" così come gli extrasconti sui farmaci generici, ha spiegato il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio, a margine della presentazione dell'indagine del sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed sugli italiani e il SSN ieri a Roma. " Ci rendiamo conto - ha detto Fazio - che ci sono stati ritardi sia per i Lea sia per quanto riguarda gli extrasconti sui farmaci generici", ma il sottosegretario nega che il 'fermo' di questi mesi sia legato a problemi di copertura economica e ricorda che l'accordo già raggiunto con le Regioni prevede addirittura un risparmio. " L'eliminazione delle prestazioni inappropriate - ha continuato - soprattutto quelle che riguardano l'apparato osteoarticolare, ha consentito di inserire, a costo zero, tutti i nuovi Lea per le categorie deboli che erano stati proposti dal Governo precedente. Si e' arrivati a un accordo con un risparmio di 800 milioni di euro". Lo stop, secondo Fazio, e' stato legato piuttosto " al periodo politico. Una volta chiuso il tavolo tecnico e' stato infatti deciso l'inserimento dei nuovi Lea nel nuovo patto per la salute". Ora quindi bisogna inserire tutto quanto deciso " nel patto, che e' più complessivo e va discusso tra Governo e conferenza Stato-Regioni". Il ritardo nell'iter dei Lea dunque " non e' legato ne' a inadempienze ne' a problemi di copertura economica".

Aggiornata il 16 maggio 2013