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Alpe adria ed euroregione area pilota per il nuovo regolamento sanitario internazionale. prevenzione, controllo dei rischi e nuove emergenze per la salute pubblica, le azioni della regione FVG

"UNA RETE PER L'EMERENZA"

21 dicembre 2006

Sars, influenza aviaria, AIDS, le nuove note e sconosciute pandemie, il bioterrorismo, maxiemergenze di varia natura come l'allarme antrace, il recente caso-polonio, o gli incidenti nucleari, sono solo alcuni dei gravi rischi per la salute pubblica nel Terzo millennio che impongono misure di prevenzione e contenimento della diffusione delle malattie trasmissibili a livello internazionale. Alcuni rischi sono noti, altri poco conosciuti, o addirittura inattesi, non hanno confini e si muovono sempre più rapidamente per effetto della globalizzazione. Le strategie e gli strumenti più efficaci e innovativi per " implementare tutte le misure adattate per la prevenzione delle malattie trasmissibili" sono stati al centro della riunione promossa dal Gruppo di lavoro " Salute e Affari sociali" della Comunità di Lavoro Alpe Adria (già Commissione Sanità e Affari sociali). Il workshop internazionale si è tenuto presso la sede dell'ASS N. 1 Triestina ed è stato presieduto dal presidente del Gruppo di Lavoro, dott. Roberto Panizzo, Direttore Area sanitaria e sociosanitaria della Direzione centrale Relazioni internazionali, comunitarie e Autonomie locali della Regione Friuli Venezia Giulia, alla presenza del Segretario Generale della Comunità Mag. Hellwig Valentin e della rappresentante del Ministero per la Salute, dott. sa Loredana Vellucci. All'incontro hanno partecipato, oltre ai referenti delle Regioni di Alpe Adria, anche ospiti illustri quali il viceministro della Sanità della Repubblica di Serbia, dott. Visilje Antic e il Direttore Generale dell'ospedale di Valona, nonché funzionario del Ministero della Repubblica di Albania, dott. ssa Antonella Agaj, e il Console della Repubblica di Serbia di Trieste, dott. sa Dejana Perunicic.

Il Presidente, Roberto Panizzo, dopo aver portato i saluti del presidente della regione, Riccardo Illy e degli assessori, alle Relazioni Internazionali, Franco Iacop e alla Salute e Protezione Sociale Ezio Beltrame, ha illustrato le motivazioni dell'iniziativa fortemente voluta dal Friuli Venezia Giulia insieme alla Regione Veneto, rappresentata da Luigi Bertinato, responsabile Servizio per i Rapporti Socio-sanitari internazionali.

L'obiettivo è quello di preparare le Regioni di Alpe Adria e l'Euroregione all'imminente applicazione del nuovo regolamento prevista a partire dal maggio 2007.

Da parte sua il Direttore Sanitario dell' ASS 1 Triestina, MarioReali, a nome del Direttore Generale Franco Rotelli, ha manifestato il notevole interesse dell'ASS. 1 Triestina per la cura delle malattie trasmissibili, anche alla luce delle significative riforme organizzative del SSR e del welfare in atto in Friuli Venia Giulia in favore delle fasce più deboli.

Luigi Bertinato, nella relazione introduttiva, si è soffermato sulla storia delle malattie infettive, dal XV secolo a oggi, dalla quale emerge il ruolo precursore della Repubblica di Venezia, prima con il controllo della peste e, successivamente, con le misure di contrasto delle epidemie (es. lazzaretto, quarantena, uso delle maschere, passaporto sanitario, etc.), molte delle quali, seppur rinnovate, sono ancora oggi di grande attualità.

Nora Coppola, Direttrice del Servizio Assistenza Sanitaria e Formazione delle professioni sanitarie della Direzione Centrale Salute e Protezione Sociale della Regione FVG, ha fornito, quindi, una puntuale illustrazione sulle azioni intraprese dalla Regione FVG per migliorare l'efficienza dei sistemi di sorveglianza, da gennaio di quest'anno è stato istituito il "Gruppo tecnico regionale per la valutazione del rischio per la salute umana e la predisposzione delle misure di controllo nelle emergenze di origine infettiva", con funzioni molto ampie, attivabili per qualsiasi tipo emergenza in coerenza con le indicazioni dei Piani nazionali (es. pandemia influenzale). Tale gruppo ha prodotto il Protocollo regionale per la valutazione dei soggetti provenienti da aree a rischio (aspetti epidemiologici, influenza aviaria, etc.), con le precauzioni per i viaggiatori. Il nuovo regolamento - ha precisato - ha esteso l'attenzione dalle emergenze sanitarie anche a quelle ambientali. In Friuli Venezia Giulia attualmente le strutture sanitarie stanno avviando contatti tra i Dipartimenti di prevenzione e gli ospedali per l'applicazione del Piano pandemico, nonché con le Prefetture e Enti locali per verificare il controllo dell' avvenuta vaccinazione e disporre di turni di pronta disponibilità per personale di servizi pubblici essenziali (es. Scuole, polizia municipale, vigili del fuoco, poste trasporti, etc.).

Un esempio molto concreto ed efficace di pianificazione degli interventi è stato, poi, fornito da Silvio Brusaferro, della Direzione sanitaria Azienda unica Ospedaliero-Universitaria di Udine, che dopo aver sintetizzato i dati che caratterizzano il polo ospedaliero udinese, di rilievo nazionale e di alta specializzazione (76 Unità operative cliniche e diagnostiche, 1000 posti letto, 4000 dipendenti tra cui 600 medici e bilancio di oltre 300 milioni di euro), ha rilevato che la realtà udinese costituisce uno snodo centrale rispetto a rischi e alcuni tipi di pandemie (Centro regionale 118 e del Centro regionale trapianti d'organo, nonché la dotazione di Alta Tecnologia che nel nuovo ospedale sarà ulteriormente implementata). Inoltre, Brusaferro ha illustrato il recente " Documento di monitoraggio delle attività significative per la sicurezza e la salute"(DMS), evidenziando che proprio la sicurezza negli ultimi anni ha acquisito un'importanza senza precedenti. Fondamentale, pertanto, avere un chiaro controllo dei rischi, tramite un piano generale di riorganizzazione dell'azienda ospedaliera (" piano flessibile" a seconda della gravità del rischio) che può avere un notevole impatto sia sui pazienti che sugli operatori.

Loredana Vellucci, Direttrice Ufficio III della Direzione Generale Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute è, quindi, intervenuta su: " Nuovo Regolamento Sanitario Internazionale: scopo, ambito, principi e autorità responsabili". Sars, nuova pandemia influenzale e bioterrorismo sono solo alcuni esempi di " rischi senza confini" che spingono i Paesi a rilanciare un patto internazionale e una rete per riconoscere e rispondere rapidamente a minacce spesso e, per molti versi, sconosciute, definendo strategie adeguate " implementare tutte le misure adattate per la prevenzione delle malattie trasmissibili". Strategie oggi dotate di strumentazione ad altissima tecnologia che necessitano anche di puntuali simulazioni e che richiedono anche il coinvolgimento attivo del territorio. " I cambiamenti chiave del nuovo regolamento riguardano principalmente il potenziamento degli strumenti di prevenzione. Oggi, infatti, si parla sempre più di " Emergenze di sanità pubblica anche non note" e di " raccomandazioni" che possono essere aggiornate e riviste ogni volta si riveli necessario (flessibili). Inoltre, si è ampliato l'ambito della notifica: "non vengono più notificate solo malattie infettive precodificate, bensì " eventi di sanità pubblica di rilevanza internazionale" (es. sindromi febbrili emorragiche acute, sindromi respiratorie acute, etc.), quindi, anche qualsiasi evento di cui non sia ancora chiarita la natura e richieda, pertanto, l' intervento di agenzie internazionali specializzate. Altre novità importanti riguardano: i Focal point nazionali (strutture sempre accessibili per le comunicazioni 24 su 24 e 7 giorni su 7), la Definizione core capacities, per la sorveglianza e la risposta nei punti di ingresso (uffici di sanità marittima, etc.) e la modernizzazione delle misure routinarie nei punti di arrivo e partenza, misure raccomandate, consulenza esterna e indipendente (Comitato di emergenza, comitato di revisione). La risposta va garantita ai tre livelli: comunità locale, livello regionale e nazionale e dopo aver   analizzato e valutato l'esistente e vanno pianificati gli interventi, nel rispetto della realtà locale. L'attuazione del regolamento fornisce, pertanto: una road map per ottenere assistenza tecnica appropriata per la protezione e una efficace gestione delle emergenze; obiettivi chiari a sostegno del rafforzamento delle capacità, accesso a informazioni verificate su eventi significativi per la sanità pubblica internazionale; informazioni scientifiche tali da evitare stigmatizzazioni e rumors (es. restrizioni non necessarie, caso Turchia)." Si tratta, quindi di uno strumento nuovo più flessibile del precedente e la strategia OMS si fonda su tre pilastri: contenere i rischi, rispondere all'inatteso e migliorare la preparazione, tramite una " partnership globale".

Sulla base delle indicazioni emerse dalle puntuali relazioni Bertinato ha avanzato alcune provocazioni e proposte relative alle " ricadute organizzative sugli ospedali della Comunità di Alpe Adria". In sintesi, la rete della Comunità di Alpe Adria dovrebbe attivarsi da subito per monitorare le risorse disponibili, le possibili sinergie e le questioni da risolvere.

Ad esempio, in quest'area si dovrebbe realizzare una lista/mappa di   aereoporti, porti, ambulatori, numeri emergenza, istituti veterinari, o zooprofiolattici, anche in caso di eventi nucleari (lab P4). Si tratta di informazioni disponibili nei singoli Stati, ma ancora da costruire tra realtà confinanti e l'Euroregione potrebbe costituire un'area pilota. A tal fine Bertinato ha richiamato l'esperienza del " Progetto Emergenza in Alpe Adria" (2002- 2005) che oltre a produrre numerose iniziative di confronto operativo tra esperti e operatori, ha realizzato anche una cartina con i diversi numeri dell'emergenza attivabili, nonché un questionario sulle differenti procedure di intervento. Un'esperienza significativa, quindi, da estendere ulteriormente a tutti gli altri riferimenti utili anche per le nuove emergenza (es. disponibilità e ubicazione di ambulanze attrezzate per determinati tipi di infezioni, o per incidenti nucleari e chimici, elenco compagnie aeree dotate di determinati contenitori, ubicazione e disponibilità degli ospedali da campo transfrontalieri, etc.). A livello operativo si dovrebbero realizzare anche esercitazioni congiunte, o verificare le rispettive procedure di decontaminazione, nonché le migliori forme di comunicazione (lingua inglese?). In considerazione dei notevoli problemi ancora aperti Bertinato ha quindi proposto oltre ai Focal point dell'OMS e dei diversi Paesi, anche Focal point regionali (Direzioni regionali della sanità) e, in sintesi, un programma comune di risposta alle epidemie e pandemie per tutta la Comunità di AA. al fine di essere pronti a rispondere ad eventuali (e si spera mai reali) emergenze internazionali…

Il Presidente, Panizzo, nell'apprezzare il notevole livello dei contributi, ha quindi invitato i componenti del Gruppo di Lavoro ad approfondire le proposte emerse nelle rispettive regioni per sviluppare le proposte emerse nella prossima riunione di marzo a Venezia. L'obiettivo - ha precisato - è quello di definire accanto alla mappatura delle risorse attivabili anche Protocolli di reciproco sostegno per rafforzare la capacità di risposta attuale nell'area Alpe Adria, nonchè per favorire l'integrazione e l'armonizzazione dei diversi sistemi ospedalieri.

A conclusione dell'incontro, Valentin, Segretario Generale Comunità Lavoro Alpe Adria, ha valutato molto positivamente l'iniziativa e i contributi forniti e ha ringraziato la Regione Fvg che da molti anni presiede la Commissione per essere stata tra le più attive ed aver proposto progetti importanti e di grande valenza per le nuove sfide che attendono le Regioni di Alpe Adria e l'Europa Ora - ha concluso - anche grazie all'intenso processo di riforme in atto la concretezza e l'operatività di questi progetti potrà   costituire un volano anche per finanziamenti dell'Ue".

Aggiornata il 16 maggio 2013