Diecimila passi per un approccio One Health
6 febbraio 2026
6 febbraio 2026
www.dite-aisre.it
Di Rosanna Di Natale
La strategia delle Nazioni Unite su One Health è esposta nel “One Health Joint Plan of Action”, lanciato nell’ottobre 2022, che punta entro il 2026 a realizzare un sistema integrato per affrontare collettivamente le minacce alla salute di esseri umani, animali, piante e ambiente.
Le parole chiave sono: prevenire, prevedere, individuare, rispondere. Le aree di azione includono il miglioramento dei sistemi sanitari, la riduzione dei rischi da zoonosi, il controllo delle malattie trasmesse da vettori, la sicurezza alimentare, la lotta all’antibiotico-resistenza e l’integrazione dell’ambiente nel paradigma One Health.
Le azioni previste si fondano su condivisione, consapevolezza e partecipazione, e devono coinvolgere non solo gli Stati ma anche ogni cittadino. Si promuove così una visione “democratica” del pianeta, per ridurre i rischi a più livelli.
L’ambiente urbano rappresenta il contesto ideale per riflettere sulla gestione della salute nelle politiche pubbliche perché emerge la complessità derivante da progresso, sviluppo, tecnologie e diritti. In questo contesto complesso è legittimo porsi la domanda su quali compromessi siano accettabili per mitigare i rischi della modernità, spesso legati a miglioramenti della qualità della vita (ad esempio, la diffusione delle proteine animali grazie agli allevamenti intensivi o la diffusione di abiti sintetici). Temi come l’accesso al cibo o la possibilità di muoversi in automobile, ecc. entrano nella quotidianità e nella percezione dei diritti acquisiti. La pandemia da Covid ha ribaltato questa percezione, subordinando ogni diritto a quello della salute per limitare il contagio. Per questo, al termine dell’emergenza, si è diffusa una maggiore consapevolezza sull’approccio One Health e come questo debba essere tradotto in sistemi concreti per mantenere le persone più sicure e in salute.
L’idea di salute nei secoli è cambiata radicalmente e solo dal 1948, con la definizione dell’OMS, la salute è considerata uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non solo assenza di malattia, e un diritto fondamentale di ogni essere umano. Un’idea che anticipa il concetto di One Health, che tutela la salute nella sua interezza e nell’ambiente in cui si vive. La nuova definizione di salute assegna agli Stati compiti che vanno oltre la gestione sanitaria e medica in senso stretto, richiedendo alleanze per modificare i fattori che influenzano negativamente la salute collettiva: pertanto, è necessario lavorare sia sulla cura delle malattie sia sulla promozione della salute, traducendo i principi in strategie operative, come “promozione della salute” e “salute per tutti”, consapevoli che la salute dipende da determinanti sociali, ambientali, economici e genetici.
L’esperienza “Diecimila passi di salute”. Il progetto regionale “FVG IN MOVIMENTO. 10mila passi di Salute” (2019-2025) promuove salute, benessere, invecchiamento attivo e socialità attraverso una rete tra sistema sanitario, comuni, associazioni locali e cittadini. I comuni, con il coordinamento di Federsanità ANCI FVG, realizzano percorsi pedonali; recuperano cammini tra un comune e l’altro, percorribili anche da persone con disabilità; realizzano attività per promuovere stili di vita corretti insieme alle aziende sanitarie locali, ecc. mentre le associazioni e i cittadini sono i beneficiari finali ma anche promotori di azioni legate alla socialità e di contrasto alla solitudine. Un movimento fisico e di partecipazione che ha numerosi effetti sul territorio.
Non solo 10.000 passi
Immagine tratta da “PIANO REGIONALE PREVENZIONE E COMUNITÀ ATTIVE: FVG IN MOVIMENTO 10MILA PASSI DI SALUTE (2019-2025) crescenti risultati dalla Rete tra SSR, Comuni, Associazioni e cittadini”, lezione di Laura Pagani, Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche, Università degli Studi di Udine, 30 ottobre 2025 al Master universitario in «Strumenti per la transizione verde e digitale dei territori», Modulo: Visione One Health, Università di Camerino.
In una prima valutazione, condotta dal Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche dell’Università degli Studi di Udine sono stati messi evidenza alcuni risultati relativi al coinvolgimento delle istituzioni e dei cittadini: hanno aderito all’iniziativa 130 comuni (pari al 60% del totale della regione) che hanno creato una rete di 121 percorsi pedonali georeferenziati estesi per oltre 700 km. Percorsi che potenzialmente coinvolgono l’84% della popolazione regionale (83% degli over 65).
Il crescente diffondersi del progetto ha poi determinato la creazione di diverse iniziative collaterali che hanno riscosso un notevole interesse ed hanno visto una nutrita partecipazione. Infatti, sono stati organizzati, sui percorsi creati grazie al progetto, quattro corsi di formazione per walking leader di 8 giorni, con lezioni teoriche e pratiche, a cui hanno partecipato circa 500 persone, e 41 “camminate della salute” con oltre 2.200 partecipanti, coordinati da 60 istruttori. Inoltre, sono state organizzate due edizioni dei corsi di ginnastica dolce (35 corsi, 1.150 partecipanti) nelle palestre sia dei comuni che avevano aderito al progetto sia di altri comuni che, in seguito a queste iniziative, hanno poi deciso di aderirvi. Il progetto ha visto un rilevante e crescente coinvolgimento di tutti i soggetti istruzionali e associativi aderenti: sono stati organizzati 93 eventi, legati all’inaugurazione dei percorsi, con la partecipazione di oltre 2.500 soggetti, tra cittadini, associazioni organizzate e spontanee, amministratori locali, politici, medici e farmacisti.
La partecipazione alle diverse iniziative di movimento ha contribuito al miglioramento delle condizioni fisiche di persone anziane con patologie croniche e psichiche, favorendo momenti periodici di socialità.
Se la salute non può essere solo il risultato di un’organizzazione sanitaria, è necessario coinvolgere altri soggetti che, a diverso titolo, contribuiscano a migliorare lo stato di salute dei cittadini. I sindaci, in questo contesto (e ancora più evidente durante il Covid e in occasione di eventi climatici estremi), hanno ormai una competenza volta a pianificare interventi per proteggere le fasce più fragili della popolazione e non solo. Da anni i comuni promuovono numerose iniziative relative a: alimentazione corretta, movimento, contrasto al gioco d’azzardo, campagne contro bullismo e violenza di genere, promozione di screening e donazione di sangue e organi, promozione dell’aderenza terapeutica, ecc. Iniziative che vedono i comuni come “registi” di un movimento dove gli attori protagonisti sono il volontariato, i caregiver, i gruppi di vicinato e i luoghi di aggregazione.
Certamente il mantenimento della salute dipende anche da numerosi fattori, tra i quali anche la responsabilità individuale, la conoscenza, gli stili di vita corretti, l’uso appropriato dei farmaci. Tuttavia, appare evidente che le azioni di comunità contribuiscono al buon mantenimento della salute pubblica. Infatti, queste azioni sociali possono integrare la sanità partecipando ad una operazione complessa come quella della prevenzione. Negli anni, i comuni hanno acquisito nuove competenze sul benessere e sulla salute, reinterpretando i servizi offerti ai cittadini, operando per rendere concreta la definizione di salute dell’OMS e tutelando ogni aspetto della vita quotidiana in una prospettiva di lungo termine.
Approfondimenti
WHO, One Health;
Regione Friuli-Venezia Giulia, Fvg In movimento 10mila Passi di Salute;
Federsanità-ANCI FVG, Friuli-Venezia Giulia in MoViMento, https://federsanita.anci.fvg.it/progetti/progetto-friuli-venezia-giulia-in-movimento; https://www.facebook.com/FVGinMovimento10milapassidisalute
IFEL e Federsanità (2025), “Salute e territorio. I servizi sociosanitari dei comuni italiani – Rapporto 2026”;
*Il lavoro riflette esclusivamente le opinioni delle autrici senza impegnare la responsabilità delle Istituzioni di appartenenza.
Aggiornata il 6 febbraio 2026

