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Registro tumori 2015: migliora la sopravvivenza, ma i big killer fanno ancora paura

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24 settembre 2015

di Carmine Pinto (presidente nazionale Aiom, Associazione italiana di oncologia medica)

Il volume Numeri del cancro in Italia, raggiunge nel 2015 la quinta edizione, a testimoniare la collaborazione e la condivisione di un importante progetto fra le due società scientifiche AIOM e AIRTUM. Questo nuovo rapporto si presenta puntuale alla scadenza annuale come strumento indispensabile per un aggiornamento sull'Oncologia nel nostro Paese, offrendo misure epidemiologiche e interpretazioni cliniche. La prefazione del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ci onora come segno di riconoscimento del valore di questo strumento. E l'utilizzo sempre più frequente dei dati e delle informazioni riportate nel libro da parte della comunità scientifica e dei mezzi di comunicazione indica che è stato raggiunto l'obiettivo delle due società scientifiche di riuscire a rispondere, con rigore e professionalità senza eccedere nel tecnicismo, a un forte bisogno informativo.
Il primo dato da sottolineare è la conferma della riduzione della mortalità, nei due sessi, per il complesso dei tumori e per molte neoplasie a più elevato impatto. Questo risultato mostra che l'azione del Sistema sanitario nazionale è efficace ed è il frutto della strategia combinata di interventi di prevenzione primaria che riducono l'esposizione ai fattori di rischio oncologico (quindi il numero di nuovi malati), di interventi di prevenzione secondaria con un'anticipazione della diagnosi in una fase precoce e di terapie più efficaci e accessibili. Questi diversi aspetti trovano approfondimenti in capitoli tematici del rapporto 2015. È stato aggiornato il focus sul fumo di sigaretta, che ancora interessa un terzo degli uomini e un quarto delle donne italiane. Viene anche descritto in dettaglio, fra i fattori di rischio, il ruolo svolto dall'amianto in campo oncologico. Un nuovo approfondimento riguarda lo stato dello screening mammografico per la diagnosi precoce del tumore del seno, che mostra ancora criticità nella diffusione e partecipazione nelle aree del Meridione rispetto al Centro-Nord. Gli approfondimenti per sede tumorale sono stati aggiornati e si arricchiscono di due nuovi contributi, per il mesotelioma e per i tumori del distretto testa-collo. Nei capitoli sede-specifici sono puntualmente riportate, insieme agli indicatori di frequenza e gravità, le strategie terapeutiche più aggiornate, che evidenziano una crescente disponibilità, per le diverse neoplasie, di trattamenti rivolti a sottogruppi sempre meglio definiti di pazienti.
La sopravvivenza per tumore si presenta in Italia, per molte sedi tumorali, a livelli pari o superiori a quelli medi europei. Quest'anno è proprio il confronto fra il nostro Paese e gli altri del continente europeo a permettere una migliore e più obiettiva valutazione del buon livello e sviluppo del Sistema Sanitario Nazionale. Nonostante la mortalità sia in riduzione e la sopravvivenza in aumento, le malattie oncologiche si confermano un fenomeno estremamente rilevante, con una domanda di assistenza per il nostro Sistema Sanitario che arriva dai 363.300 nostri concittadini che avranno nel 2015 una diagnosi tumorale. Senza dimenticare i circa 3 milioni di italiani che hanno avuto questa esperienza nella loro vita e che per questo si sottopongono a visite periodiche di controllo ed esprimono nuovi e differenti bisogni socio-sanitari.
Si stima infatti che nel 2015 siano 3.036.741 i casi prevalenti, con un incremento del 17% rispetto al 2010 (+20% per i maschi e +15% per le femmine). È ragionevole ipotizzare che un aumento più marcato di questo indicatore epidemiologico si osservi nei pazienti diagnosticati da più di 5 anni. Nel 2015, poco più di mezzo milione di persone hanno avuto una diagnosi di tumore da meno di 2 anni, oltre 600.000 tra 2 e 5 anni e circa 1,9 milioni (quasi 2/3 del totale) da oltre un quinquennio. Nel tempo il numero dei prevalenti è sensibilmente variato a seconda del tipo di neoplasia. Si passa da un incremento di oltre il 30% dal 2010 al 2015 per i tumori della tiroide (38%) e della prostata (35%) a meno del 10% per il cancro della vescica, leucemie e tutte le neoplasie ginecologiche. Le donne viventi in Italia nel 2015 che hanno avuto in passato una diagnosi di cancro della mammella sono 692.955, con un aumento del 19% rispetto al 2010. Un dato simile (+21%) è emerso per il numero di italiani (427.562) che vivono nel 2015 dopo una diagnosi di neoplasia del colon-retto. Possiamo affermare che il 4,9% dei cittadini (4,6% dei maschi e 5,2% delle femmine) è rappresentato dalle persone che, nel 2015, vivono dopo una diagnosi di cancro.
L'invecchiamento degli italiani contribuisce a rendere più consistente l'impatto della malattia tumorale. Anche se gli uomini si ammalano meno e le donne presentano un andamento stabile dell'incidenza, l'invecchiamento costante della popolazione agisce da amplificatore del carico di assistenza oncologica. Invecchiare significa morire più tardi ed è quindi un segno positivo dell'efficacia del nostro sistema socio-sanitario, ma una popolazione più anziana manifesta maggiormente le patologie, anche tumorali, legate all'età avanzata.

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Aggiornata il 25 settembre 2015